LA TENDINOPATIA ACHILLEA.
10 Settembre 2019

 

“La nemesi del podista”

 

È una patologia da sovraccarico che colpisce il tendine di Achille (Fig.1), possono essere interessati anche i soggetti sedentari ma colpisce di più gli sportivi ed in particolar modo i podisti. Dagli studi si evidenzia che ogni anno dal 7% al 9% dei podisti sono soggetti a questo disturbo e in misura maggiore i podisti maschi.

 

 

 

 

 

 

Fig.1

 

Il disturbo principale è caratterizzato da un dolore a livello del tendine, che può essere localizzato più sulla porzione centrale del tendine, oppure nella sede di inserzione del tendine stesso (Fig.2) sul calcagno (tendinopatia inserzionale).

 

Fig.2

 

 

In alcuni casi la comparsa del dolore è accompagnato dal rigonfiamento del tendine stesso.

L’intensità del dolore al tendine può essere leggera quando il dolore compare solo sotto sforzo e scompare immediatamente dopo la sua cessazione. Moderata quando il dolore persiste per lungo tempo dopo la cessazione dell’attività intensa e infine severo quando il dolore è presente, con zoppia, anche in attività leggere come il cammino.

 

La tendinopatia achillea è di origine multifattoriale dove il sovraccarico del tendine avviene per una miscela fra i fattori di rischio intrinseci ed estrinseci.

I fattori di rischio intriseci sono suddivisi in modificabili e non modificabili:

  1. Fattori di rischio intrinseci modificabili
    1. Forza muscolare
    2. Ridotta dorsiflessione della caviglia
    3. Sovrappeso
    4. Eccesso di pronazione
  2. Fattori di rischio intrinseci non modificabili:
    1. Tendinopatie precedenti o traumi recenti.
    2. Età avanzata
    3. Sesso
    4. Esposizione a steroidi

I fattori di rischio estrinseci sono:

  1. Modificazione del carico o ritorno all’attività fisica dopo un periodo di sospensione.
  2. Errori di allenamento.
    1. Improvvisi eccessi di allenamento.
    2. Cambio di carico (corsa in collina) (Fig.3)
    3. Modificazioni legate alla competizione.
    4. Aumento dell’intensità/velocità di allenamento.
    5. Modificazione della durata dell’allenamento.
    6. Aumento della frequenza dell’allenamento.
    7. Distanza settimanale
  3. Livello di attività.
  4. Scarpe
  5. Superficie di allenamento (superfici morbide).

 

 

 

 

                                     Fig. 3 Eccesso di dislivello nella corsa in collina.

 

 

La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sul racconto del paziente e sull’esame obiettivo. Nel caso di dubbio si può fare ricorso alla diagnostica per immagini, l’ecografia e la Risonanza magnetica. Purtroppo non c’è un correlazione diretta fra le alterazioni della struttura del tendine, evidenziate con questi strumenti e la sintomatologia del paziente. Scarsa anche la capacità della diagnosi strumentale nel prevedere la prognosi.

Il trattamento di questa patologia è piuttosto impegnativo, in uno studio eseguito sui podisti si è calcolato una media al ritorno alla corsa di 82 gg, da un minimo di 21 gg ad un massimo di 479 gg. Inoltre nei soggetti più anziani possiamo aspettarci un declino della performance sportiva e una maggiore possibilità di recidive.

Di fondamentale importanza per la riuscita dell’intervento terapeutico è l’educazione del paziente. Un concetto centrale è che il percorso sarà lungo e purtroppo non ci sono scorciatoie, l’aspettativa del paziente in genere è una “soluzione veloce” che purtroppo non esiste.

Altro elemento da far comprendere è che nel percorso di rieducazione al carico del tendine sono possibili episodi di riesacerbazione della sintomatologia (flare up), ma che quando succederà avremo gli strumenti per trattarlo.

Il trattamento si basa soprattutto sull’introduzione degli esercizi terapeutici sia eccentrici che lenti ad alto carico (Fig.4), con frequenza bi-settimanale. Lo stretching dei muscoli del polpaccio sarà indicato nei soggetti con una limitata dorsiflessione della caviglia. Infine, nei soggetti che all’esame preliminare dimostravano un’alterata biomeccanica dell’arto inferiore potrebbero beneficiare di esercizi si controllo motorio indirizzato alle alterazioni riscontrate.

Fig.4 Esempio di esercizio lento ad alto carico, sollevamento sulle punte con bilanciere.

Il fisioterapista può utilizzare la terapia manuale per migliorare l’escursione articolare e diminuire il dolore sul breve periodo.

La terapia fisica strumentale (ultrasuoni, Laser, Tecar, ecc.) non è raccomandata.

L’uso di plantari per questo disturbo non è supportato dalle evidenze.

La chirurgia è l’ultima risorsa quando tutti i trattamenti hanno fallito, non deve essere considerata una scorciatoia, poiché non garantisce la risoluzione dei sintomi.

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