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Gli infortuni muscolari nell’atleta.
9 Maggio 2019

Gli infortuni muscolari nell’atleta.

Il ritorno allo sport con il ripristino dell’efficienza muscolare

 

Quanto è frequente questo tipo di infortunio?

Le lesioni muscolari sono tra i traumi più comuni in medicina dello sport (dal 10% al 30% di tutti gli infortuni sportivi). In questi anni sono stati fatti più di 50.000 studi scientifici a riguardo. Un importante lavoro del 2011, per esempio, ha studiato quanto l’infortunio muscolare avesse inciso in una stagione calcistica professionistica: i dati ottenuti parlano di circa 15 lesioni per squadra, con la perdita (cioè la non partecipazione dell’atleta) di circa 150 allenamenti e 40 partite.

 

Nonostante la quantità di studi che sono stati pubblicati sull’argomento e la costante attenzione posta a cercare di risolvere o ridurre in modo significativo questi infortuni, nel 2016 è stato registrato un indice di crescita del 4% annuo di questo tipo di infortunio nel calcio professionistico.

 

 

Se ciò è vero per uno degli sport professionisti principali per numero di partecipanti e per giro di affari, figuriamoci quanto questi dati possano essere trasferibili nella nostra quotidiana pratica sportiva.

Se ciò non bastasse, la recidiva è un rischio considerato molto elevato (60% entro il 1 mese) e, come sappiamo, comporta una lesione spesso più importante e un iter riabilitativo più lungo.

Recupero dall’infortunio: cosa “va per la maggiore” tra gli sportivi?

Penso che sia esperienza di tutti aver subito un piccolo o grande infortunio muscolare e di averlo spesso gestito in autonomia (per necessità e/o per sottostima del problema stesso?) o attraverso i consigli degli amici e/o di coloro (sportivi?) che dicevano di “esserci già passato”.

I fondamenti di questo tipo di gestione “autonoma” sono prevalentemente un mix di:

  1. astensione dall’attività fisica per 7/15/30/60 giorni con prova periodica di ripresa della stessa
  2. applicazione di “impacchi vari” per “sciogliere”, ridurre il dolore e il gonfiore o, in contrapposizione, applicazione prolungata di ghiaccio per ridurre l’infiammazione e il dolore
  3. utilizzo di fasce tubolari per proteggere la parte nel cammino e poi nella ripresa della corsa
  4. mantenimento della gamba piegata per non allungare la parte lesa o, in contrapposizione, fare stretching per “mollare” la contrattura
  5. effettuare cicli di terapie fisiche strumentali quali laserterapia, ultrasuoni, tens (correnti antalgiche),tecarterapia per velocizzare la guarigione fisiologica.
  6. alcuni non ritengono necessario fare esami strumentali diagnostici (ecografia o risonanza magnetica), altri invece cercano di effettuarli già il giorno dopo l’infortunio e non intendono tornare a far sport senza avere un esame completamente negativo (cioè un esame che non segnali più lesioni al muscolo)
  7. molti decidono di tornare a fare attività secondo l’esperienza del compagno di allenamento senza prendere realmente in considerazione l’entità del proprio problema.

 

Quale sarebbe realmente l’approccio e la gestione ottimale?

Benché l’esperienza dei nostri amici o compagni di allenamento piuttosto che le informazioni generiche che troviamo su internet abbiano sicuramente una loro valenza ed importanza, cercheremo di indicare, punto per punto, cosa l’esperienza clinica e il risultato di molti studi scientifici consigliano sempre di più per la gestione di tutti gli infortuni muscolari.

Recentemente è stata anche pubblicato un libretto “linee guida per il trattamento delle lesioni muscolari” redatto da una società scientifica italiana proprio per dare alcune informazioni scientifiche e di gestione pratica dal momento dell’infortunio al momento del ritorno allo sport.

  1. Sono trascorsi 25 anni dal primo importante lavoro scientifico che sottolineava l’importanza della mobilizzazione precoce del tessuto muscolare e l’effetto negativo dell’immobilità sulla capacità funzionale del muscolo. Da allora in molti hanno confermato quei concetti e oggi è oramai chiaro che dopo una lesione muscolare ci sia la necessità di iniziare precocemente la mobilizzazione e l’attivazione muscolare. Seguiti da uno staff sanitario preparato, sarà quindi possibile ritornare alla corsa e a svolgere esercizi di forza muscolare nel minor tempo possibile, sempre nel rispetto del dolore locale.
  2. Alcuni infortuni provocano importanti ematomi in superficie o rigonfiamenti muscolari. Questo fatto è collegato alla zona di lesione e alla gravità della stessa. All’interno delle prime 24-72 può essere corretto tenere la parte compressa da un bendaggio effettuato da un professionista e applicare del ghiaccio per evitare che il versamento sia troppo ampio. Anche la riduzione del carico con l’utilizzo di una stampella può essere indicato in certi casi. L’applicazione di caldo in fase acuta è, al contrario, sconsigliata e dannosa.
  3. L’utilizzo di fasce tubulari non sostituisce l’efficacia di un buon bendaggio effettuato da un professionista e non trova altresì un significativo utilizzo (ma non ha controindicazioni concrete) nelle fasi subacute e avanzate del percorso di guarigione tessutale.
  4. Come detto in precedente la parte muscolare lesionata dovrà essere mobilizzata quanto prima in accordo alla gravità dell’infortunio stesso. La posizione prolungata in accorciamento o in estremo allungamento possono causare una minor capacità contrattile, tensile e funzionale di quel muscolo.
  5. Le terapie fisiche strumentali sono comunemente utilizzate nella pratica di tutti gli sportivi. Non ci sono in realtà prove concrete che tali terapie abbiano un effetto nella riduzione dei tempi di guarigione fisiologica del muscolo, ma possono essere utilizzate per la riduzione della sensazione dolorosa in fase acuta e contenere la durata della fase infiammatoria. Il ritorno più o meno precoce in campo non può essere quindi collegato a nessuna terapia fisica strumentale utilizzata
  6. La corsa all’esame diagnostico sempre e comunque andrebbe interrotta e bisognerebbe affidarsi a sanitari, quali ad esempio fisioterapisti, che possano meglio indirizzare l’atleta nella scelta dell’esame e della corretta tempistica per la sua effettuazione. È risaputo ad esempio che gli esami ecografici o di diagnostica più complessa sarebbero da evitare nelle prime 48h. E’ stato inoltre dimostrato da diversi lavori internazionali che il monitoraggio ecografico o RMN non possa predire i tempi di ritorno allo sport in quanto è stato dimostrato che molti degli atleti che rientrano in attività dopo un infortunio muscolare, al controllo ecografico dimostrano ancora alterazioni strutturali. Il ritorno allo sport è quindi deciso in base ad alcuni parametri tra i quali segnaliamo: il recupero funzionale, il recupero di forza, l’assenza di dolore, il recupero di flessibilità muscolare e la confidenza/paura nel rientrare in attività.
  7. L’era dei protocolli e dei tempi di recupero definiti in una tabella standard si è conclusa da almeno 10 anni con la presa di coscienza da parte del mondo sanitario che esistono molti fattori che possono influenzare positivamente o negativamente il ritorno all’attività e all’intensità sportiva precedente.

 

Quindi?

Quanto sopra descritto sottolinea una certa distanza tra quello che si crede essere la gestione da attuare quando “ci facciamo male ad un muscolo” e quella che è stata dimostrata essere ottimale per permettere un rientro all’attività sportiva con maggior capacità funzionali e atletiche nonché con un rischio di recidiva (secondo infortunio nella stessa zona muscolare) ridotto.

Il consiglio è quindi di non prende sottogamba un problema muscolare e di affidarsi a fisioterapisti preparati che abbiano le capacità tecniche e gestionali per accompagnarvi al rientro alla vostra attività sportiva in sicurezza.

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