La spalla congelata.
11 Giugno 2018

La “spalla congelata” (chiamata anche capsulite, capsulite adesiva o spalla rigida) è una patologia che colpisce l’articolazione gleno-omerale caratterizzata da dolore e rigidità. Il movimento può essere così limitato da aver suggerito la definizione, appunto, di spalla congelata.
Classicamente si posso distinguere tre fasi di questa patologia:
I° Fase “Congelamento”: può durare dai 2 ai 9 mesi, con esordio insidioso del dolore che peggiora con il tempo e con una progressiva limitazione del movimento. Il dolore nella fase avanzata disturba il sonno ed impedisce di dormire sul lato interessato.
II° Fase “Congelata”: Può durare dai 4 ai 12 mesi, il dolore lentamente diminuisce ma permane la rigidità che può anche continuare a peggiore. La limitazione di movimento colpisce tutti i movimenti della spalla.
III° Fase “Scongelamento”: Può durare dai 2 ai 3 anni, lentamente il dolore scompare e lentamente si recupera il movimento della spalla, non sempre questo recupero sarà completo.

La sintomatologia della spalla congelata è spesso importante, tale da pregiudicare non solo l’attività lavorativa. Ma anche le normali attività della vita quotidiana come vestirsi, lavarsi, guidare l’automobile, dormire.
Come tutte le malattie la sua espressività (grado di manifestazione) può essere variabile e quindi con una gravità e un estensione temporale dei sintomi mutevole.
Colpisce 2-3 persone su 1000 ogni anno, la fascia di età tipica è fra i 40 e i 60 anni. Ha una maggior incidenza sui soggetti diabetici o con disturbi della tiroide. Nel 10% dei soggetti la spalla controlaterale può subire la stessa sorte nei 2 anni successivi. Spesso, in questi casi, la diagnosi sarà estremamente precoce ed il trattamento sarà risolutivo in breve tempo.
La causa che scatena questa malattia non è chiara, ma è caratterizzata da uno stato infiammatorio iniziale (la causa del dolore) seguito da un processo fibrotico (la causa della rigidità).

DIAGNOSI

La diagnosi è squisitamente clinica, è sufficiente una visita approfondita per riconoscerla. Solo in casi dubbi può essere utile un’indagine radiologica. Il ricorso ad ecografia o risonanza magnetica deve essere utilizzato solo in casi particolarmente controversi poiché potrebbe ritardare il trattamento.

TRATTAMENTO

Il successo del trattamento risiede soprattutto nella diagnosi precoce, cioè prima che si instauri la fibrosi della capsula articolare.
Il trattamento da noi proposto è l’associazione fra un infiltrazione articolare eseguita dall’ortopedico e il trattamento fisioterapico. Questa associazione permette di agire su entrambe le componenti patologiche, l’infiltrazione sul dolore e la mobilizzazione sulla rigidità articolare.
Nella prima fase (di sblocco), a seconda della gravità si possono eseguire da una a tre infiltrazioni, una ogni 7-10 giorni. In seguito all’infiltrazione si esegue subito una mobilizzazione della spalla, seguita da un’altra seduta fisioterapica dopo 3-4 giorni. Questa fase quindi dura da una a tre settimane.
Nella seconda fase (di recupero) si procede con una seduta di mobilizzazione a settimana per le successive 6-8 settimane.
Durante tutto il periodo di cura il paziente deve impegnarsi con esercizi domiciliari di auto-trattamento insegnati dal fisioterapista.
Durante il percorso terapeutico si effettuano misurazioni goniometriche (Tracker 5®) per valutare il recupero del movimento articolare e con le scale di valutazione funzionale per misurare la modificazione della sintomatologia. Questo permette al fisioterapista e al paziente di valutare l’efficacia del trattamento e di poter adottare eventuali modifiche terapeutiche per ottimizzare i risultati. Si effettueranno gli stessi controlli a 3,6 e 12 mesi per verificare il mantenimento dei risultati ed eventualmente la modifica degli esercizi domiciliari.
L’esperienza ci permette di affermare che in caso di diagnosi precoce, questo trattamento integrato sortisce risultati rapidi e stabili, soprattutto se consideriamo la durata di questa patologia che si può misurare in anni.
Nel caso si sia già instaurata la fase “fibrotica” l’approccio fisioterapico è piuttosto deludente e quindi sarà necessario valutare con l’ortopedico l’eventuale necessità di un intervento chirurgico (capsular release) per liberare la capsula dalle fibrosità. L’intervento chirurgico dovrà essere immediatamente seguito da un trattamento riabilitativo.

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